Il toro è inciampato ma ha ripreso a correre più velocemente

Il toro è inciampato ma ha ripreso a correre più velocemente

Dopo tre settimane di euforia degli investitori e un rally senza precedenti, consolidati dagli ultimi sorprendenti dati sull'occupazione Usa del 5 giugno (sono stati creati 2,5 milioni di impieghi, smentendo previsioni di una perdita di almeno otto milioni di posti, e il tasso di disoccupazione è sceso al 13,3% dal 14,7% del mese precedente), la scorsa settimana, in particolare durante la giornata di giovedì, i principali mercati mondiali hanno ceduto al panico in scia alle notizie preoccupanti sull'epidemia di coronavirus e ai rinnovati timori di una seconda ondata. Infatti, mentre in Europa e Asia il numero dei nuovi casi ha continuato a calare, gli Stati Uniti hanno registrato un aumento significativo in Florida, Michigan, Texas e California, come anche il Brasile e l’India, dove la situazione è aggravata da una crisi politica.
A rimetterci di più è stato il settore Energy (-9,8%), seguito da Industrial, Automotive e Finanza.

Anche la prudenza dimostrata da Jerome Powell dopo l’ultimo FOMC non ha aiutato: ha affermato di voler mantenere il tasso di interesse il più vicino possibile allo zero e almeno fino alla fine del 2022. L'acquisto di assets è stato aumentato a 120 miliardi di dollari al mese, di cui 80 miliardi in titoli del Tesoro e 40 miliardi in debito ipotecario. In questo contesto, il dollaro ha continuato a scendere, in particolare nei confronti dell'euro.

Altrove, i colloqui sulla Brexit tra Bruxelles e Londra sono ancora in alto mare. Si sperava in una cautela da parte dei negoziatori britannici, in quanto una Hard Brexit peserebbe ulteriormente sull'economia del Regno Unito già indebolita dagli effetti del Covid-19, ma Boris Johnson e il suo Governo hanno addirittura fatto dietrofront su alcuni punti già concordati con l’UE. Il tempo stringe e la scadenza di fine ottobre si avvicina rapidamente. La volontà di raggiungere un accordo a livello europeo è comunque forte e si spera in una virata realista da parte di Londra, spinta anche dalla pressione a cui è sottoposta la sterlina.
Nell'Europa continentale, è proseguito il confronto sulla proposta di stimolo di bilancio della Commissione Europea.

All'inizio di questa settimana però, il toro ha ripreso la sua corsa disarcionando l’orso dalla scena. E la stessa cosa hanno fatto i titoli growth con i titoli value. Dopo aver fatto parlare di sé per il veloce recupero post coronavirus, in particolare il Nasdaq che ha superato la mitica quota 10000, i principali indici azionari americani ed europei hanno dunque ritracciato, ma per un periodo brevissimo.
Sono bastati infatti dapprima la notizia che Trump sta preparando un piano da quasi 1000 miliardi di dollari per rinnovare le infrastrutture e, poi, gli ultimi dati molto positivi, pubblicati martedì 16 giugno, sulle vendite al dettaglio americane (che hanno raggiunto una crescita pari al 17,7% mese su mese, dal -14,7% di aprile, contro l’8,5% previsto), per ridare lo slancio definitivo alle piazze finanziarie mondiali e per far balzare il CESI Index (il Citigroup Economic Surprise Index o indice delle sorprese economiche, che misura appunto lo scarto tra le attese dei mercati e la realtà) sui massimi storici.

Consapevoli che il contesto rimane comunque incerto e l’oro, asset rifugio per eccellenza, sta risalendo, rimaniamo moderatamente positivi sul listino azionario finché i possibili rischi - tra cui una seconda ondata di coronavirus, ritardi ed inefficacia del relativo vaccino, un forte aumento delle tasse in caso di vittoria dei democratici alle elezioni statunitensi e il moral hazard generato dai massicci interventi delle principali Banche Centrali - rimarranno immutati.

Considerando lo scenario di tassi d’interesse prossimi allo zero e la probabile conclusione del processo di revisione di utili da parte degli analisti, storicamente il vero segnale dell’inizio del nuovo ciclo rialzista e preambolo della loro risalita, secondo noi nella fase attuale i rendimenti attesi impliciti nei prezzi di mercato più che compensano i rischi (che comunque non mancano). In particolare, siamo tatticamente sovrappesati sulle azioni americane, tra cui i FAANG e altri popolari colossi Usa, scegliendo con cura le società, con i fondamentali più solidi e le prospettive di crescita più promettenti, sottovalutate dal mercato. È opportuno evidenziare che Moderna, società americana presente nel Pharus Sicav Biotech, in collaborazione con gli U.S. National Institutes of Health avvierà a luglio uno studio controllato con placebo su circa 30.000 persone che riceveranno il vaccino sperimentale per il coronavirus, entrando per prima nella fase di sperimentazione numero 3”, spiega il nostro team di gestione.

Per quanto riguarda invece i titoli obbligazionari, “rimaniamo favorevoli agli High Yield, soprattutto dopo che la Fed, data la straordinarietà dell’evento, ha reso nota la sua intenzione di acquistare anche singole emissioni obbligazioni corporate, riducendo l’eventualità di un default per le aziende americane”, concludono i nostri Fund Managers.


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