Stagflazione? No, Boom-Inflation

30 Marzo 2022 _ News

Stagflazione? No, Boom-Inflation

In questi mesi il termine Stagflazione è emerso spesso. 

Tuttavia riteniamo necessario cercare di non perdere la bussola e guardare i numeri dell’economia americana

Negli Stati Uniti abbiamo vissuto due anni di pandemia in cui l’americano medio, consumatore seriale, è rimasto chiuso in casa e la cui ricchezza è aumentata grazie agli aiuti fiscali, aiuti che hanno più che colmato l’impatto della pandemia stessa.

Attualmente il lavoro in America non manca (disoccupazione sotto al 4%), e riteniamo che la spesa per consumi potrebbe rimanere elevata anche per controbilanciare l'assenza di spesa degli anni della pandemia, il cosiddetto revenge spending, guidato secondo alcuni esperti dagli effetti psicologici negativi che hanno colpito la popolazione durante il Covid.

 

Per quanto concerne i dati economici: 

  1. Reddito disponibile: lo stimolo fiscale di Biden, accompagnato da una riduzione della spesa, ha aumentato il reddito disponibile americano, con un reddito personale che nel mese di Marzo 2022 è cresciuto dello 0.5%

 

  1. Spesa per consumi: Omicron, l'inflazione, conflitto Russia-Ucraina e la scadenza dei crediti d'imposta per bambini non hanno potuto controbilanciare la forza del consumatore americano che avendo maggior reddito ed essendo stato colpito psicologicamente dai lockdown continua a spendere. Sia gli indici del consumo che quelli della produzione hanno superato negli Stati Uniti i valori pre-pandemia.
 
  1. Spesa retail: L’indice US retail sales dei mesi di Gennaio e Marzo ha evidenziato un continuo aumento della spesa per consumi degli americani, nonostante l’inflazione fosse in aumento.

 
  1. PMI di settimana scorsa non evidenziano rallentamenti. PMI è il principale indicatore economico mondiale e si basa su indagini condotte mensilmente su un gruppo di aziende e fornisce indicazioni di quanto sta realmente accadendo nei settori economici privati, monitorando i cambiamenti di variabili come produzione, nuovi ordini, livelli occupazionali e prezzi. I PMI sono saliti negli Stati Uniti e in Giappone e sono scesi in Cina ed Europa, quest'ultima solo di un punto. Di seguito i dettagli:
  • EuroArea PMI sceso leggermente da 55.5 a 54.4%
  • US PMI in aumento da 56 a 58.5 %.
  • Japan’s Manufacturing & Services in aumento dell’1 e 4 %, rispettivamente.
  • Cina’s Manufacturing & Services Cinese in discesa a 49.5 e 48.4, rispettivamente, calo guidato dai lockdown diffusi in molte città
 
  1. Mercato del lavoro: Il numero di americani che hanno chiesto l'indennità di disoccupazione la scorsa settimana è sceso al livello più basso degli ultimi 52 anni poiché il mercato del lavoro statunitense continua a mostrare forza nel mezzo dell'aumento dei costi e della pandemia. Le richieste di sussidio di disoccupazione sono diminuite di 28.000, arrivando a 187.000, nella settimana terminata il 19 marzo, il dato più basso dal settembre del 1969, ha riferito giovedì il dipartimento del lavoro. Le prime domande di sussidio per la disoccupazione generalmente seguono il ritmo dei licenziamenti.

 
  1. Effetti psicologici pandemia e revenge spending: I ricercatori delle università di Harvard hanno intervistato oltre 21.000 cittadini americani dal 1 aprile al 3 maggio 2021. Circa il 28% del gruppo ha riportato sintomi significativi di depressione e il 25% ha riportato sintomi di ansia, inoltre circa il 23% degli intervistati ha affermato di aver avuto pensieri suicidi. Nel marzo 2022, l'OMS ha riferito inoltre che in tutto il mondo l'ansia e la depressione sono aumentate del 25% nel primo anno della pandemia. Secondo alcuni esperti, per cercare di uscire da questa situazione psicologica così difficile e colmare le lacune della pandemia, gli americani hanno aumentato la spesa per attività ricreative, che in effetti è aumentata da 1 a dicembre 2021 a $ 173 a febbraio 2022 (+15%). Dati che sono confermati anche dal fatto che il numero dei voli per turismo è tornato sui livelli pre-pandemia.

 

  1. PIL americano: PIL americano uscito il 30.03 a +7.1%, variazione ai livelli degli anni ’80.
 
Dopo aver analizzato i dati, vediamo adesso cosa ne pensa il mercato, andando ad analizzare due indicatori che evidenziano come il rischio recessione per il mercato sia molto basso:
  1. Cosa ci dice il mercato obbligazionario
Si parla molto di inversione della curva, ma la domanda che sorge spontanea è quale curva guardare? Alcuni analisti parlano della 2-10, altri 5-10, altri ancora fanno riferimento alla OIS curve. Un paper molto interessante della FED chiarisce cosa guardare, mettendo a confronto diverse tipologie di curve ed evidenziando il ruolo del near term forward spread. Questo spread misura le aspettative del mercato per la traiettoria di breve termine della politica monetaria della FED. Quando sale implica rialzi attesi dei tassi da parte del mercato e quando scende indica attese di tagli dei tassi. Da questo studio emerge come questo spread meglio preveda tre aspetti: recessione, andamento GDP USA, e mercato azionario. Il fatto che oggi sia positivo ed in aumento indica che la probabilità di recessione è molto bassa, i GDP americano è previsto in crescita, e che non sono previste correzioni importanti degli equity.
 
 
  1. Indicatori Macroeconomici
Oltre allo US leading economic index, che si trova ancora in espansione e quindi evidenzia come non sia prevista una recessione per quest’anno, un’altra delle misure che meglio prevedono le recessioni è il ratio fra Coincident index e Lagging index. Coincident Index ti dice dove sta l’economia oggi, il Lagging ti dice dove stava qualche mese fa.  Nei momenti di inizio della ripresa, il coincident indicator salgono mentre i lagging indicator scendono, riflettendo la ripresa e questo spinge al rialzo l’indice. Prima della recessione, il coincident inizia a scendere piu veloce del lagging indicator, e questo spinge verso il basso l’indicatore. Attualmente l’indicatore è salito dopo la correzione della pandemia ed è laterale:
 
 
 
  1. La curva 2-10 anni ha invertito nella giornata del 29.03, anche dopo l’eventuale inversione l’S&P500 
Performa mediamente del 13% a un anno:
 
 
 
Alla luce di queste considerazioni, da un lato dati economici che evidenziano una forte domanda, dall’altro lato un mercato che non evidenzia un rischio recessione, non ci resta che avere una visione costruttiva dei mercati. Nelle prossime settimane ci sarà la reporting season americana che ci permetterà di misurare la situazione degli utili e delle previsioni aziendali, nel frattempo manteniamo comunque una view positiva sul comparto azionario, in particolare sulle aziende leader che continuano a mostrare resilienza ai principali fattori esterni.
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