Il pericolo degli “estremi” è dietro l’angolo

Il pericolo degli “estremi” è dietro l’angolo

L’aria di over consenso che si respira sul mercato invita alla prudenza. Il “reflation trade” va giocato, sì, ma senza esporsi troppo. Meglio guardare ai settori che sono stati dimenticati

C’è ottimismo sui mercati, forse troppo. Tanto che si inizia a intravedere uno scenario di over consenso che rischia di lasciare gli investitori con il cerino acceso in mano. A suonare il campanello d’allarme sono i numeri, o meglio le performance di alcuni settori che, sull’onda del “reflation trade”, stanno facendo registrare performance quasi stellari. Ne sono un esempio i settori ciclici, come energia e finanza, che negli ultimi 4 mesi mostrano rialzi rispettivamente del 68,74% e del 30,10 per cento. Un contesto di eccessi che consiglia di spostare l’attenzione verso altri settori, oggi dimenticati dal mercato.

Nei fatti si sta venendo a creare una situazione diametralmente opposta al 2020, quando in piena pandemia tutti temevano il peggio e hanno inondato il mercato di vendite, facendo letteralmente crollare le quotazioni. Ma il mondo non era finito. Anzi, tempo un mese e le Borse hanno saputo reagire, riprendendo velocemente quota e in alcuni casi, come per gli Stati Uniti, aggiornando anche i record pre-Covid.
Ecco, quest’anno ci si sta muovendo verso l’altro estremo. L’economia si è incamminata sulla strada della ripresa e tutti si stanno posizionando su questa view di “reflation trade”. Sui mercati non si parla altro che di tassi fuori controllo e rischio inflazione, ma visioni estreme e eccessivamente consensuali non si sono mai rivelate la scelta più saggia, come testimonia anche la storia più recente (la crisi del 2020, per non andare troppo lontano).
Questo non vuol dire che non bisogna giocarsi il “reflation trade”, ma è necessario muoversi con selettività e, in questa situazione di over consenso, cominciare a prendere magari profitto su quei titoli che hanno già beneficiato, e in abbondanza, della rotazione settoriale. A partire proprio dagli energetici e finanziari.

Anche il mondo della tecnologia e dei long duration equity, sulle aspettative di rialzo tassi ha cominciato a vacillare, con il Nasdaq che dai massimi del 12 febbraio toccati a 14.095 punti ha perso il circa il 5 per cento. Ma anche in questo caso non possiamo generalizzare perché non tutto il mondo tech e digital presenta le medesime caratteristiche. A fronte di titoli con valutazioni oggettivamente difficili da giustificare, anche scontando il migliore degli scenari futuri, ce ne sono tanti altri molto solidi, con brillanti prospettive e valutazioni attraenti.

Meglio quindi alleggerire il peso sui titoli che non sono sostenibili nel lungo periodo e virare verso quei settori che sono stati tralasciati dal mercato. Su tutti: staples, utility e farmaceutici, che su un periodo rolling a 12 mesi mostrano una forte sottoperformance contro l’S&P500.
Nell’ottica di una buona e sana allocazione del portafoglio, essere sovraesposti su singole tematiche è pericoloso, da sempre. Quindi anche se da un lato diciamo sì al “reflation trade”, dall’altro invitiamo alla prudenza, evitando un eccesso di concentrazione su pochi settori.
Nel 2020, quando tutto crollava, avevamo previsto un’importante finestra di ingresso sui mercati che raramente si è presentata nel corso della storia, soprattutto per chi aveva un corretto orizzonte temporale. E così è stato.

Oggi che ci troviamo all’estremo opposto lanciamo lo stesso allarme sul pericolo da over consenso. Come comportarsi? Evitare di seguire la massa e cercare il valore nascosto


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