Le Cronache di BoLe | Aprile 2021

Le Cronache di BoLe | Aprile 2021

Parlare ESG con gli Hedge asiatici

Alcuni di voi potrebbero avermi già sentito parlare dell'argomento, ma visti i recenti sviluppi sul mercato probabilmente vale la pena rispolverare l’argomento e approfondirlo. Correndo il rischio di rivelare la mia vera età, ritengo di poter essere definito un veterano nel campo dello sviluppo sostenibile, avendo preso parte già nel 1992 all'UNCED (la Conferenza sull'ambiente e lo sviluppo delle Nazioni Unite) di Rio.

L'ascesa della S negli investimenti
Primo, non sono qui per reinventare la ruota. A livello corporate, per un gestore la G e la S stanno rapidamente diventando degli standard. La E è in realtà principalmente legata all'immagine aziendale, in quanto se si è operatori desktop l’impatto generato a livello di emissioni di carbonio è minimo. E comunque chi non parla di aderire all'UNPRI (United Nations Principles for Responsible Investments) al giorno d’oggi?

È a livello di investimenti che trovo che questo argomento diventi complesso, e ancora di più quando si tratta della S dei tre fattori ESG. I recenti incidenti di Game Stop e della Super League europea, così come il COVID e la “rivalità” tra Stati Uniti e Cina stanno dando adito a dibattiti e dilemmi a differenti livelli sull'argomento, e ancora di più se sei un gestore con una strategia focalizzata sull’Asia.

ESG nella ricerca dell’Alpha
Indipendentemente dal fatto che si utilizzi un approccio integrato incorporato nell’analisi fondamentale o un approccio quant multi-fattore con punteggi proprietari, tutto dipende dai fattori che vengono utilizzati come input. E se sei davvero un gestore serio nell'applicare criteri ESG ai tuoi investimenti, o meglio ancora, cerchi di estrarre l’Alfa dalla loro applicazione, spero sinceramente che l’approccio scelto vada oltre l'UNSDG (United Nations Sustainable Development Group) ormai ampiamente abusato, o al semplice fare benchmarking su un qualsiasi indice ESG.

Quali fattori specifici legati all’acronimo ESG dovrebbero realmente considerare gli investitori quando effettuano scelte di investimento? Cosa significa tutto questo per i gestori di hedge fund, tradizionalmente misurati e incentivati dai rendimenti generati, mentre tutto il resto viene perdonato? Dovrebbero esserci dei "valori asiatici" unici da considerare nell’abbracciare questo movimento sostenibile, apparentemente originato dall'Occidente? Lo shorting dovrebbe essere lo strumento di un attivista per fare pressione su un'azienda aumentando potenzialmente il suo costo di finanziamento come alcuni hanno sostenuto? Come si può separare il vero alfa generato direttamente dall’applicazione di fattori ESG? Se la maggior parte di voi non ha ancora una risposta chiara a tutte queste domande, che si unisca al club!

Stakeholders vs Azionisti
Non posso fare a meno di notare ultimamente alcuni ex allievi di Citi che lamentano il ridimensionamento dell'attività della loro alma mater su tutta la linea in questa parte del mondo, licenziando un bel numero di persone per aprire nuove posizioni che soddisfino la “social responsibility”. Questo dilemma tra azionisti e stakeholder, soprattutto quando si tratta di proteggere i dipendenti, ha sicuramente guadagnato terreno dallo scoppio del COVID e in effetti è una discussione legittima. La verità è che è da molto tempo che discussioni di questo tipo cercano di affiorare. Basti ricordare quando, all'inizio degli anni '90, presso la sede di Shanghai Petrochemical appena fuori città, il CFO rivelò con orgoglio che la massima priorità per il primo anno dopo la loro IPO sarebbe stata quella di mantenere il lavoro e il sostentamento del personale e delle loro famiglie, per un totale di circa trecentomila persone. Ricordo ancora vividamente che venne immediatamente classato da alcuni colleghi gestori di fondi alla riunione come un chiaro segno di quanto siano "gestite in modo inefficiente" le SOE (State Owned Enterprises) cinesi. Mi chiedo se oggi i gestori di fondi direbbero la stessa cosa se invece fosse Citi a fare lo stesso annuncio.

Guadagnare un vantaggio
Un altro dilemma è la questione della competitività dei costi rispetto allo "sfruttamento". Per molto tempo si è sostenuto che le società dei mercati emergenti siano riuscite a ottenere un vantaggio rispetto alle loro controparti globali più "sviluppate" perché hanno ampiamente "sfruttato" i dipendenti locali. Sebbene questioni legate al “commercio equo” siano effettivamente ancora presenti in molti paesi in via di sviluppo, come società quotate in una borsa riconosciuta possano sfuggire agli occhi del mercato in primo luogo e non avere conseguentemente i rischi incorporati nelle loro valutazioni è qualcosa che va al di là di me. Sarebbe piuttosto preoccupante se un giorno i flussi di investimento dovessero iniziare ad essere sfruttati come mezzo per sostenere guerre commerciali e ideologiche, piuttosto che rappresentare il risultato di un'analisi approfondita e di una discussione aperta per affrontare le questioni in un contesto locale.

Greenwashing
Ciò che rappresenta davvero una problematica in Asia, e sarò il primo ad ammetterne la serietà, è il tema del "Greenwashing". Mentre le autorità di regolamentazione del mondo sono impegnate in una strenua caccia alle streghe tra i giganti globali che cercano di fare un passo avanti nei loro sforzi autoproclamati “ESG” per ottenere punti brownie, in Asia continua la pratica di etichettarsi come un business “di tendenza”. Dal dot-com all'energia, alla blockchain / criptovalute e ora ESG, basta che piaccia al mercato perché le aziende si strutturino di conseguenza. In questa parte del mondo, in cui un sostenitore ESG è ancora visto come un pioniere, sarà compito dei nostri diligenti gestori sfruttare il mispricing ancora esistente, e questa è indubbiamente una ricca fonte di Alfa di cui ci si deve ancora rendere conto appieno. 

Non prendiamoci in giro. Integrare i fattori ESG negli investimenti non è poi così rivoluzionario come potrebbe sembrare. È vero che il mondo potrebbe davvero passare dalla semplice mitigazione del rischio all'espressione delle proprie opinioni sociali attraverso gli investimenti, ma non dimentichiamoci che alla fine è ancora il rapporto tra domanda e offerta che determina il risultato finale. Questa rimane l'unica verità universale, e tanto più qui in Asia.

In merito alla Piattaforma Tripod BoLe 
Rafforzare talenti di investimento emergenti in Asia e renderli accessibili ad investitori dedicati e a livello globale. In collaborazione con il Gruppo Pharus in Europa e OPIM in Asia, aspiriamo a diventare un ponte dei nostri giorni tra l’Oriente e l’Occidente, allineando gli interessi di tutti e facilitando il flusso efficiente degli investimenti per il miglioramento dei mercati finanziari e l’economia globale.


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