Il biotech che fa brillare il portafoglio

Il biotech che fa brillare il portafoglio

La pandemia da coronavirus ha acceso i riflettori su un settore, quello del biotech, che cresce a un ritmo del 7,5% l’anno e che nel 2025 potrebbe raggiungere una valorizzazione di 700 miliardi di dollari

 

C’è un settore che da inizio anno sta mostrando una forza dirompente. Un mondo che continua a crescere con costanza e il cui successo era stato preannunciato da Steve Jobs, quando pronunciò queste parole:“I think the biggest innovations of the twenty-first century will be the intersection of biology and technology. A new era is beginning”.

Stiamo parlando delle biotecnologie e quindi di tutte quelle società che si occupano di sviluppare nuovi farmaci con l’obiettivo di migliorare la vita e la salute della popolazione. Quest’anno, in particolare, ad accendere i riflettori sul connubio tecnologia-biologia è stata la pandemia da coronavirus e più nello specifico la corsa per trovare la cura o un vaccino anti Covid-19. Ma il virus è stato solo un acceleratore, un driver che si è andato ad aggiungere agli altri che già stavano guidando il settore, come i Big data, l’invecchiamento della popolazione e le applicazioni hi-tech in campo medicale, oltre agli ingenti investimenti nella ricerca e sviluppo (R&S), che sono cresciuti con forza negli ultimi 15 anni. Basti pensare che le società biotech evidenziano delle percentuali di R&S sui ricavi superiori al 40% e decisamente maggiori rispetto alla media di mercato. “E oggi, in tempi di Covid, la ricerca è diventata la priorità di tutti i Paesi – spiega Matteo Avigni, gestore di Pharus – Ma questa maggiore consapevolezza dell’importanza di investire nella ricerca non potrà essere dimenticata, anche quando il virus sarà sconfitto. Questo ci fa essere ottimisti sul futuro delle biotecnologie, che dovrebbero continuare a crescere a un ritmo del 7,5% l’anno fino al 2025, raggiungendo una valorizzazione di mercato di oltre 700 miliardi di dollari. Inoltre, nostro avviso, lo sviluppo tecnologico a cui stiamo assistendo non potrà prescindere dal miglioramento della condizione di vita della popolazione, che deve per forza passare dallo sviluppo biotecnologico”.

Negli anni ’90, il mondo dei medical devices aveva caratteristiche simili a quelle attuali del biotech, con una crescita molto forte degli investimenti in ricerca e sviluppo. E oggi il settore genera utili in crescita costante. “Questo ci fa ben sperare sul futuro del biotech – aggiunge Avigni – che tra l’altro è un comparto molto eterogeneo, cioè composto da diversi sotto-settori che mostrano tutti una peculiarità rispetto al mondo della medicina tradizionale, ovvero la componente di sviluppo di frontiera nella ricerca di nuovi farmaci per poter trattare malattie che a oggi non trovano ancora una cura. E la presenza di eterogeneità è un valore aggiunto per il portafoglio. Essere investiti su diversi sotto-settori, infatti, ci permette di cogliere al meglio tutti i motori di crescita delle biotecnologie”.

Le opportunità di investimento più interessanti si possono trovare soprattutto negli Stati Uniti, dove si genera un numero di brevetti 3 volte superiore rispetto all’Europa. “Tra le singole società, guardiamo con attenzione a Moderna, che è in corsa nella produzione di un vaccino contro il coronavirus, mentre nel sotto-settore dell’oncologia a Mirati Therapeutics, che all’interno del fondo Pharus Sicav Medical Innovation è uno dei nostri top picks”, conclude Avigni.


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