Oltre il Covid, le nuove opportunità del Biotech

Oltre il Covid, le nuove opportunità del Biotech

Tre i principali catalyst del settore: la fine del lockdown, la ripresa delle attività di M&A e un pieno ritorno all’attività della Fda. Il caso Biogen ne è una testimonianza​. 

 

Dopo la correzione degli ultimi mesi, sul mondo Biotech si sta creando una nuova finestra per cogliere un’interessante opportunità d’investimento. Il rimbalzo, o meglio la ripresa del trend rialzista di lungo periodo, è già in atto. Il Nasdaq Biotechnology index, per esempio, ha raggiunto il bottom del 2021 a 4.597,62 lo scorso 12 maggio e ora (venerdì 11 giugno ha chiuso la giornata di contrattazione a 5.131,27) è in ascesa verso i massimi dell’anno toccati a 5.427,13. L’indice globale più ampio di Morgan Stanley (l’Msci World Pharmaceuticals, Biotechnology e Life Sciences), invece ha già raggiunto nuovi massimi storici, chiudendo il mese di maggio a quota 387,93.

Ma cosa ha riacceso i riflettori sul mondo delle biotecnologie? Sono tre i principali catalyst del settore: il primo è la fine del lockdown, o meglio l’attenuarsi dei contagi da coronavirus. Nell’ultimo anno la diffusione del Covid-19 ha fatto sì che gli sforzi dell’universo pharma si concentrassero proprio sul virus e sulla produzione di vaccini e medicinali in grado di contenere la pandemia e curare la malattia. Questo ha portato a un rallentamento dell’attività della Fda (la Food and drug administration è l’ente governativo americano che si occupa dell’approvazione e della regolamentazione dei farmaci) e a una contrazione delle operazioni di M&A (il grafico di seguito mostra il rallentamento delle fusioni e acquisizioni).

Ma ora l’allarme Covid sembra essere rientrato (almeno in parte), e il settore ha iniziato a sbloccarsi. Da qui gli altri due catalyst: la Fda da un lato e l’M&A dall’altro lato.

Oltre alla pandemia da coronavirus, sull’attività della Food and drug administration ha pesato anche il cambio dell’amministrazione Usa, da Donald Trump a Joe Biden, con il conseguente cambio alla guida dell’ente governativo americano (da Stephen Hahn a Janet Woodcock), che negli ultimi sei mesi ha reso meno accomodante la Fda, riducendo l’approval rate potenziale. Ora, in questa seconda parte del 2021, ci potrebbe essere una ripresa del tasso di approvazione dei farmaci, come testimoniato dal recente via libera da parte proprio della Fda al farmaco di Biogen contro l’Alzheimer.

Lo scorso lunedì 7 giugno, infatti, la Food and drug administration ha concesso l'approvazione accelerata all'anticorpo anti-amiloide aducanumab di Biogen e Eisai per il trattamento del morbo di Alzheimer, chiudendo un processo di revisione controverso e a volte conflittuale. Con l'approvazione, Aduhelm, questo è il marchio del farmaco, diventa la prima nuova terapia autorizzata per il morbo di Alzheimer dal 2003 e il primo trattamento diretto alla fisiopatologia di base della condizione. I ricercatori hanno valutato l'efficacia di Aduhelm in tre studi differenti, coinvolgendo un totale di 3.482 pazienti. L’impatto in Borsa è stato immediato, con le quotazioni del titolo che in una sola seduta hanno messo a segno un balzo del 40% passando dai 286 dollari di venerdì 4 giugno ai 396 dollari della seduta successiva.

Infine, c’è il catalyst delle operazioni di fusione e acquisizione che, dopo il rallentamento del 2020, potrebbero tornare a salire. Nel 2019, l’M&A del mondo Biotech ha raggiunto un controvalore di 250 miliardi di euro, per poi scivolare a circa 190 miliari nei 12 mesi successivi. La prima parte del 2021 ha seguito il trend del 2020, con un M&A, dunque, ancora sottotono ma, complice l’attenuarsi della pandemia da coronavirus, le cose potrebbero cominciare a cambiare già nella seconda parte dell’anno, per poi vedere un’ulteriore accelerazione nel 2022.

Insomma, il settore del Biotech potrebbe essere davanti a una svolta. La pandemia e le misure di lockdown hanno portato a delle distorsioni del mercato, con rallentamenti strutturali che hanno creato delle grandi opportunità d’investimento. Il focus è sulle small & mid cap, che popolano il comparto tematico di Pharus Sicav, il Medical Innovation. Le società a piccola e media capitalizzazione sono quelle che investono maggiormente in ricerca e sviluppo e che quindi in futuro potrebbero essere in grado di produrre i nuovi farmaci.


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